Il portiere azzurro: «L?eliminazione sarebbe una beffa»
«Voglio l?Europeo»
Buffon: «E 5 juventini in Nazionale sono vanto e garanzia»
BUONA giornata, signor Buffon. C?è chi sostiene che la sfida contro la Scozia sia accostabile alla semifinale mondiale di Dortmund con la Germania. Un?esagerazione?
«Con tutto il rispetto per gli scozzesi, un po? di differenza c?è. Quella partita ci aveva ?avvolto? di più. Però questa rimane comunque uno degli incontri più difficili che ho disputato con la Nazionale ».
Si immagina cosa potrebbe succedere se l?Italia non si qualificasse?
«Sono quattro mesi che ci penso... La considererei una beffa, tenuto conto che, salvo cataclismi, l?esito della gara contro le Far Oer è segnata, verremmo eliminati con 26 punti in 12 incontri... Non ho idea che tipo di scenario si dischiuderebbe davanti ai nostri occhi, di solito sull?onda emotiva si provvede a stravolgere tutto, invece è proprio in situazioni del genere che bisogna fermarsi a riflettere, a valutare, a ponderare le decisioni».
Si ripeterebbe la storia del 1986...
«Ma rispetto ai reduci del Mondiale 1982, che non andarono all?Europeo, il nostro cammino è stato diverso».
Donadoni rischia, lo ha fatto capire anche il presidente Abete.
«Ipotesi che non prendo neppure in considerazione. Abete ha evidenziato che per questo ct come per i predecessori i contratti sono biennali».
La sua sensazione qual è?
«Possiamo qualificarci, mi accontenterei di un punto... Abbiamo tutti voglia di andare all?Europeo per dimostrare che siamo ancora vincenti e per cancellare la brutta impressione regalata ai nostri tifosi nel 2004, in Portogallo».
Questa Nazionale, però, non ha ancora realizzato un?impresa autentica, di quelle che restano scolpite nella memoria...
«Lo poteva essere andare a imporsi in Francia o battere la Francia a Milano, ma i confronti con i vicecampioni sono sempre capitati a settembre, un mese che ci vede tradizionalmente in affanno. Per me, piuttosto, l?impresa è il filotto di risultati positivi ottenuti da Saint Denis in avanti».
La parola d?ordine è ?a Glasgow per vincere?.
«Sarebbe bello riuscirci, avremmo già la dedica pronta: per la famiglia di Gabriele Sandri».
Impresa delicata, in Scozia non siamo mai andati oltre il pareggio...
«Mi auguro di essere all?altezza della situazione, perché ci sono appuntamenti che lo richiedono. Nel cuore di ciascuno di noi c?è la responsabilità di centrare un obiettivo prestigioso. Da un anno e mezzo a questa parte, il nostro cammino è stato davvero bello».
Era cominciato malissimo, però...
«Sì, era naturale che la sbornia post-Mondiale si facesse sentire. Ma dopo i primi confronti con Lituania e Francia abbiamo individuato la nostra rotta e siamo andati avanti decisi. Insomma, abbiamo sempre risposto presenti, che significa due cose: Donadoni ha lavorato con intensità e noi giocatori ci siamo messi a disposizione con umiltà».
Il segreto del gruppo azzurro è l?atteggiamento?
«La nostra fortuna è che molti di noi hanno vinto qualcosa di importante e sono abituati ad agire in contesti particolarissimi, dove se conquisti lo scudetto o la Coppa Italia ti regalano appena un sorriso. Trascorso il mese di baldoria, il nostro modo di approcciare non si è modificato di una virgola».
Gli scozzesi hanno già scelto l?albergo per il ritiro europeo.
«Si fa in fretta a prenotare. E a disdire...».
Questa è la settimana meno indicata per preparare una grande sfida.
«Se affermassi che le vicende di domenica scorsa non ci hanno toccato sarei bugiardo e passerei per un egoista privo di sensibilità. Ma con il trascorrere del tempo, e senza dimenticare cosa è accaduto, l?aspetto agonistico ha preso poco alla volta il sopravvento».
L?Hampden Park sarà una bolgia, servirà lo spirito della Juventus?
«E? un discorso diverso, a mio avviso. La Nazionale ha dimostrato in passato di possedere lo spirito giusto per cavarsela in certe condizioni estreme. In fondo, la solidità del gruppo sta alla base dei nostri trionfi, Mondiale compreso».
Cinque bianconeri nel club Italia, come ai
tempi d?oro: qual è la sua prima reazione?
«Che è un vanto avere tanti italiani in squadra e per di più tanti giovani. Il futuro della Juventus è molto più roseo di quanto si possa prevedere. La politica della mia società è rivolta da anni verso la capitalizzazione dei talenti nostrani, a differenza di altre realtà che per tagliare i massimi traguardi si affidano principalmente agli stranieri ».
Però di Del Piero non si chiacchiera più, manco fosse un pezzo di modernariato. E? davvero tramontata un?epoca?
«Ale sta preparando il ritorno, domani sera tiferà per noi da casa. E poi, onestamente, abbiamo tante grane che non mi pare il caso di indugiare su Del Piero».
Iaquinta è in formissima...
«Lo è, lo è... Il suo contributo può rivelarsi determinante. Vincenzo è motivato da una voglia e da un entusiasmo pazzeschi, me ne sono reso conto nella Juventus. Per la verità, pure Di Natale sta bene. E? un settore, l?attacco, che non ha buchi da riempire».
E? un azzardo sfoderare il tridente in Scozia?
«Ritengo che la scelta migliore sia quella di non snaturare il nostro gioco, di non modificare l?atteggiamento tattico che ci ha portato fino qui. A mio parere è giusto cominciare come sempre, anche per dare consistenza al progetto».
Arbitra lo spagnolo Mejuto Gonzalez: tranquillo almeno in Europa?
«Lo considero un direttore di gara navigato e con esperienza».
Domenech continua a screditare gli italiani...
«Mi danno fastidio solo i giudizi di chi conosco e Domenech non lo conosco».
Cambiamo argomento: il presidente dell?Atalanta intende aprire le curve solo ai giovani...
«Ritengo sia sbagliato generalizzare. A Bergamo, in quella curva, c?erano 4.000 tifosi: 3.800 per bene e duecento male intenzionati. La violenza è il segno di un degrado sociale che ha avuto una crescita esponenziale. La mia paura è che il calcio sia solo una copertura, ci sono persone che non sanno nemmeno in quanti si gioca o cosa è il fuorigioco. Però il potere di decidere sapendo che 100 ragazzi ti vengono dietro purtroppo piace. Alla Juventus il dialogo con i tifosi c?è stato e allo stadio i nostri sostenitori sono sempre correttissimi anche in partite importanti come quelle col Torino e con l?Inter, nelle quali non è successo niente».
gigi