re 22.15. Il telefono squilla, Cesare Bovo si trova con
la moglie Lisa dall?altra parte del mondo, a Miami
precisamente, e sta per entrare in aeroporto per
prendere l?aereo che lo riporterà in Italia dalle vacanze. Delle
comproprietà non sa ancora niente, e siamo noi a darli la
notizia del suo passaggio al Palermo. «Come sono andate le
comproprietà?» chiede con la voce tranquilla di uno che conosce
già il suo destino, che non può essere lontano da Roma.
«Sei stato riscattato dal Palermo». La pausa dall?altra
parte del telefono è lunga, come quelle di chi riceve una notizia
che non vorrebbe mai sentirsi dire. «Non lo sapevo. In
realtà sapevo che si era arrivati alle buste, ma non sapevo che
mi aveva preso il Palermo».
E? deluso Bovo. La voce, anche a tanti chilometri di distanza,
tradisce i suoi sentimenti, che sono quelli di un
amante tradito, dalla Roma. «Mi dispiace, è la dimostrazione
che ancora una volta non hanno creduto in me. Sapevo
che quest?anno sarebbe finita la storia relativa al mio cartellino:
Lecce, Parma, la comproprietà con il Palermo, tutte
esperienze che mi sono servite per crescere. Visto come è andata
a finire, non è servito a niente». Eppure la Roma ha sempre
detto di credere in Bovo, la stima, soprattutto da parte del
tecnico, non è mai mancata. «La stima è sempre stata dimostrata
solo a parole, mai con i fatti perché altrimenti sarebbe
O
finita in modo diverso. La Roma ha sempre detto di volermi
tenere, però quello che conta è che alla fine non sono più un
calciatore della Roma».
Un duro colpo per un calciatore cresciuto nella Roma, romano
e romanista da generazioni: il papà Alessandro (raggiunto
telefonicamente nel pomeriggio aveva detto che il loro
sogno di genitori era vederlo crescere all?Olimpico con la
maglia della Roma) e la mamma Paola sono tifosissimi giallorossi.
Un duro colpo per lui che aveva creduto di conquistare
sul campo la riconferma. «Quest?anno - prosegue Cesare
- ho sempre cercato di fare il massimo. Ho giocato in tutti
i ruoli in cui mi ha utilizzato il mister, ce l?ho messa tutta.
E? andata male, come sempre è capitato nella mia storia con
la Roma. Non sono deluso, è che avrei preferito che non si
fosse arrivati alle buste ma che la situazione si fosse risolta
prima». Una piccola, comprensibile, bugia quella di non essere
deluso. Al Palermo, Bovo, per adesso non ci pensa proprio.
Non vuole pensarci. «Io ho sempre detto che a Palermo
non ci volevo andare, non per la società, ma perché sono romano
e romanista da sempre. Il mio desiderio era quello di
giocare con la Roma». Il tempo di salutarci, di augurare a Cesare
i migliori in bocca al lupo per il suo futuro, che comincerà
già da oggi. «Domani (oggi ndr) sarò a casa. Non so ancora
quello che che farò, mi serve tempo per riorganizzarmi.
Sentirò il mio procuratore e vedremo il da farsi. Peccato,
avrei preferito che fosse finita in maniera diversa».
ça me fout la gerbe ... on revit le même épisode qu'avec D'Agostino. pour un club formateur, c'est pitoyable la manière dont on se comporte avec de supers joueurs qui ne demandent qu'à rester