Sinon j'ai une interview de lui qui date du 7 septembre 2000 où il parle justement de cette année difficile...
A proposito di ruoli, qual è quello che sente suo? Non è che lei sia stato fregato, e noi abbagliati, dalla stagione dei 21 gol?
"Io mi sento un attaccante, anzi credo proprio di essere un attaccante, non un trequartista. E un attaccante si giudica dai gol che segna, e se non ne segna è giusto criticarlo. Comunque, il Del Piero vero è quello dei 21 gol, e io lì voglio arrivare".
Ci sono almeno due atteggiamenti sul suo caso: uno è di molti che hanno giocato al calcio e dicono che Del Piero deve uscirne da solo. L'altro è di molta gente che dice: "Di Del Piero si è parlato fin troppo, si arrangi a uscirne da solo".
"Tutto giusto, con la differenza che io non sono solo. Chi mi sta a fianco per motivi di lavoro mi è vicino con sincerità e mi aiuta a ritrovarmi. E molti messaggi d'incoraggiamento mi arrivano dai tifosi, e non solo tifosi della Juve. C'è un episodio che non dimenticherò mai, in una partita interna, mi pare con il Lecce, lo scorso campionato. Sono entrato in area da sinistra e ho colpito male il pallone, peggio che a Budapest. E tutta la curva in coro ha cantato il mio nome. Quando io tornerò a fare tanti gol, e io questo balzo lo sento nell'aria, e sarà una prima spallata al muro che mi sento intorno, non sarà solo per me".
Un'altra cosa buffa: pensa mai a Baggio?
"Lo stimo tantissimo, ma la sua situazione è diversa dalla mia. Gli auguro di sbloccarla presto, come lui l'ha augurato a me".
Lei gioca e buona parte della critica vorrebbe che non giocasse, in Nazionale, almeno. Lui ha voglia di giocare ma nessuna società lo prende. Senta, si chiede mai dove sta andando il calcio o è troppo preso dalle ricerche della chiave d'accesso?
"Me lo chiedo spesso. A volte lo stesso giorno. Durante le vacanze, lontano dall'Italia, al mare, avevo molti pensieri. Quando perdi uno scudetto come l'ha perso la Juve e un campionato europeo come l'ha perso l'Italia, di materiale per riflettere ce n'è in abbondanza".
Abbiamo perso per colpa mia, lei disse la sera di Rotterdam. Se ne è mai pentito?
"No, perché?".
E' stato come mettere la firma sul decreto di fucilazione.
"Tanto, l'avrebbero detto comunque. A me pareva un gesto di sincerità, mi prendevo le mie responsabilità. Lo rifarei, ma spero non si ripresenti l'occasione".
Stavamo parlando di dove va il calcio.
"Cambia a una velocità pazzesca, e non parlo di vent'anni fa ma solo in rapporto a quello che ho vissuto io, quello degli inizi. E' più veloce, più aggressivo, ma credo che ogni epoca abbia le sue difficoltà e che proprio per questo non si debbano fare paragoni fra diverse epoche, tipo Coppi-Merckx o Pelè- Maradona".
Lei da piccolo per chi teneva?
"Platini, essendo juventino. E poi Maradona, Van Basten. Un'altra caratteristica del calcio che cambia è la fretta, o il rifiuto dei tempi naturali. Voglio dire: il trofeo Berlusconi sembrava già una questione di dentro o fuori".
Prima si diceva di come cambiano le prospettive in due mesi. Posso fare un riepilogo degli ultimi due anni suoi?
"Ad uso del lettore, io li so a memoria".
Certo, ad uso del lettore: dopato, rotto, finito, omosessuale, cocco di mamma e traditore della patria, e forse di nuovo finito. Ho dimenticato qualcosa?
"Niente. Un bel carico, eh, anche per uno che guadagna miliardi".
Proprio questo pensavo.
"Bene, adesso mettiamo in fila le cose. Traditore della patria è un'etichetta che mi brucia, ma è anche una forzatura dialettica. Dopato, continua a indignarmi e penso che nessuno mi possa criticare per questa reazione. Cocco di mamma, come ho detto allora, è una formula non tenerissima per ribadire un concetto giusto e sacrosanto, ossia che gioca chi se lo merita. Omosessuale, non lo sono. Non ho niente contro, ma non lo sono. Finito, vedremo. Al primo gol che segno, cambia tutto".
E' una questione di serenità, dicono.
"Certo che lo è, ma il riassunto degli ultimi due anni non è l'ideale compagno di strada della serenità. Che però devo trovare. E' come un tunnel, no? E questo blocco di buio, è la prima volta che lo affronto nella vita, forse anche questo andrebbe tenuto presente quando si danno certi giudizi. Contro un avversario, sul campo, ti puoi battere, puoi vincere o perdere. Con le accuse senza prove, come ti batti? Intorno al campo, prima, ero applaudito dagli juventini e ignorato dagli altri. Già alla prima di campionato, a Perugia, per me c'erano cori e striscioni. E poi avanti così".
Alla prima di campionato a Napoli, Zeman se lo ritroverà davanti.
"E' già capitato e capiterà ancora. Ma non avevo e non avrò nulla da dirgli. Io uno così, una persona che con un paio di frasi infondate ti sbatte in un buco, io non riesco a trovare una parola per definirla".
Che immagine, in generale, pensa di dare di sé?
"Di uno che nel calcio qualcosa ha fatto, senza mai uscire dalla righe perché non è nel suo carattere. Di uno che sta per conto suo e cerca di non rompere le palle al prossimo. Di uno che crede nel lavoro e nei sogni. Anzi, di uno che, partito da famiglia modestissima, il sogno l'ha realizzato".
Cosa intende per famiglia modestissima?
"Che bisognava stare attenti alle mille lire. Dicevo, il sogno realizzato: arrivo alla Juve, che torna a vincere qualcosa di importante dopo nove anni. Vado in Nazionale. Ho molti tifosi. Adesso che ci penso, c'è un'altra cosa buffa: nel mio campionato peggiore, l'ultimo, ho fatto 14 assist. Da un lato io parlo poco, dall'altro è vero che di me si parla troppo. Ma che ci posso fare?".
L'ultima è sui giornali di stamattina, li ha letti? (cenno negativo: ndr). Il solito sondaggio di cui sentivamo tremendamente la mancanza su una campionatura di donne italiane. Risultato: primo Francesco Rutelli, secondo Alessandro Cecchi Paone, terzo Kim Rossi Stuart, quarto Alessandro Del Piero. La domanda era: qual è l'uomo italiano che vorreste vedere nudo? Faccia un commento.
"Chi è il quinto? Giusto per sapere chi ho battuto. No, il vero commento è questo: non me frega assolutamente nulla".
Le parole sono una cosa seria: secondo lei è giusto parlare di dramma-Del Piero?
"Dramma mi pare una parola un po' forte, i drammi sono altri. Momento-no è poco, è troppo lungo per un momento. Eppure, molti medici glielo confermeranno, devo dirmi fortunato se ancora gioco, così così ma gioco. E' un periodo negativo, si dice che la vita è fatta di alti e bassi ma i bassi durano da troppo e scappare, non ammetterlo, non aiuta a uscirne. C'è qualcosa, una specie di leggerezza mentale, da ritrovare. Eppure a Budapest sono entrato in campo sereno. E so di avere messo ordine nella mia vita, parlo di amicizie, di collaboratori. E so che sul lavoro ho tutta l'assistenza necessaria. Niente angoscia, quindi, ma una certa inquietudine, perché un calciatore dev'essere ritto e io sono caduto, sono in ginocchio, sono piegato, e questo piacere non fa, no di sicuro. Ma io penso a quello che deve ancora succedere, ci penso con gioia e con rabbia. Penso che appena la butto dentro riparte il sogno e, insieme, la vita vera".
(7 settembre 2000) La Repubblica
