Parce qu il est un peu con mais bon....
Pourquoi il renouvelle pas
Allez 2 petites interviews de 2 de nos nouveaux joyaux qui a mon avis ont le deja le niveau pour etre de tres tres bons remplacants
Citation (Lupoli)
IL GIOVANE Lupoli gira il mondo da cinque anni, un po? di cose le ha viste e parla veloce per raccontarle, la voce bassa si distende e confeziona concetti troppo adulti per l?anagrafe. Forse c?è il trucco. Corvino ha cambiato la data di nascita coi trasferelli? Lupoli sorride: «Ho vent?anni, lo giuro». Vita morbida e dura da baby talento emigrato: da Crevalcore a Parma, poi l?Arsenal, il Derby County, i tornei all?estero con tre Nazionali giovanili, un mix di chilometri e gol. Tanti. Arsene Wenger lo ha fatto esordire a 17 anni nella Coppa inglese e un motivo ci sarà. Ora la Fiorentina, preferita a Milan, Inter, Valencia, Udinese e Torino. Tutti a caccia dell?affare in regime di svincolo.
Lupoli, perché ha lasciato l?Arsenal?
«Ero la loro quarta punta a 17 anni, non capivo perché non avrei potuto esserlo a 19? E poi due squadre della Premier mi avevano richiesto, ma loro hanno preferito non cedermi in prestito. Ho saputo che tante società mi cercavano e ho preso tempo senza accettare la proposta di rinnovo. Diciamo che con l?Arsenal ci siamo lasciati così-così».
Perché Firenze?
«Ho valutato tante cose insieme alla mia famiglia. Nel Milan e nell?Inter avrei avuto un ruolo marginale, sarei stato un giovane di prospettiva con tanti campionissimi davanti, come nei due anni e mezzo all?Arsenal. Firenze è stata la scelta giusta, il progetto è serio, sono qui per imparare».
Come vice di Mutu.
«Tanti la pensano così, io credo che Prandelli troverà la soluzione migliore».
La sua quale sarebbe?
«Nel derby giocavo da mezzapunta a sinistra, mi piace attaccare gli spazi, offrire al centrocampista un?alternativa per lo scambio, cercare l?uno contro uno veloce con il difensore, puntare la porta, cercare il tiro al volo incrociato?».
Sembra quasi una videocassetta.
«In effetti ne ho cento nella mia collezione. Tutte con i gol e le azioni dei migliori attaccanti. Le avrò guardate una cinquantina di volte ognuna, le so quasi a memoria. Cerco di rubare qualcosa a tutti i campioni».
Pensando a Van Basten.
«L?ho visto a San Siro, ma avevo tre o quattro anni, ero troppo piccolo, ma poi l?ho studiato nei video. Il mio attaccante di riferimento e Shevchenko, un mito. E poi ho avuto la fortuna di allenarmi anche con Henry, mamma mia?».
Torniamo alla Fiorentina: più difficile allenarsi qui o in Inghilterra?
«Dopo i primi dieci giorni, direi qui. Tanto lavoro fisico, ma anche tattico. Moltissime cose sono nuove per me, hanno una specificità che non conoscevo, Prandelli è un allenatore esigente e va benissimo così, ho accettato l?offerta della Fiorentina perché sapevo che avrei dovuto lavorare duramente».
Descriva il calciatore Arturo Lupoli.
«Preferisco fare un gol in meno e un passaggio in più. Lavoro per la squadra. Non mi lamento quasi mai. Sono mancino, ma sto usando sempre di più il destro. Fra parentesi i gol decisivi li ho sempre fatti con quel piede? Ho sempre segnato abbastanza, i numeri per ora sono dalla mia parte».
Obiettivi stagionali?
«Giocare il più possibile, ma questo è scontato. Penso anche all?Under 21, sono rimasto un po? deluso per non aver disputato la fase finale dell?Europeo, giocavo poco nel Derby County e mi sono allenato da solo perché avevo in mente quell?obiettivo. Pazienza. Ora ho due anni e mezzo per provarci».
Tipo tosto, questo Lupoli.
«Non sono io che devo dirlo. Ma la grinta non mi manca. A proposito: qualcuno dice che sono leggerino e questo, fra virgolette, un poco mi scoccia. E? chiaro che devo potenziarmi fisicamente, ma non ho mai visto nessuno lamentarsi perché l?attaccante veloce e magro prende una punizione o un rigore. Anche questo fa parte del gioco, no?».
Citation (Kuzmanovic)
Due passaporti, una truppa di consonanti nel nome di battesimo, cinque lingue masticate con diligenza, una faccia che dire simpatica non basta. Zdravko Kuzmanovic avrà vent´anni tra due mesi, eppure se lo guardi bene sul campo e ci chiacchieri un po´ intorno a un tavolino ti rendi conti di avere a che fare con un tipo che porta con sé un repertorio più grande di lui.
Personalità e idee col pallone tra i piedi, solarità, serenità e cervello svelto nella vita di tutti giorni. Sarà per tutto questo che i compagni lo hanno adorato fin dal suo primo giorno fiorentino di un gennaio che lo vide arrivare a sorpresa, sarà per questo che Cesare Prandelli è rimasto molto impressionato da quel suo calcio naturale che sembra sfuggire alla regola del ragazzotto che un giorno si farà. Qui di fatto c´è già tanto. Almeno, così pare.
Kuzmanovic, lei com´è arrivato al pallone?
«Ho iniziato a cinque anni. Mio padre, che aveva giocato a calcio da amatore, ci teneva tanto che io provassi. E lì è nato l´amore».
Origine serbe ma una vita in Svizzera. Sono di più i vantaggi o gli svantaggi di una storia a due facce?
«I miei genitori sono emigrati in Svizzera perché mio padre aveva trovato lavoro in fabbrica. Io ho avuto un´infanzia tranquilla e della Svizzera posso solo parlare bene, però nel mio cuore sento che la mia terra è altrove. In Serbia ho in miei nonni, le mie radici. Sarà per questo che sono un appassionato di musica folk balcanica. Mi fa sentire a casa».
E´ anche per questo che alla fine ha preferito la nazionale serba a quella elvetica?
«Avendo giocato per quattro anni nelle nazionali giovanili svizzere per me non era facile prendere la decisione definitiva. Ma poi, quando il ct serbo mi ha offerto un posto da titolare nella nazionale maggiore, non ho avuto più dubbi».
Perché ha scelto Firenze?
«Per la sua tradizione calcistica. E perché i miei compagni del Basilea mi hanno detto: Zdravko, Firenze è una città bellissima».
Difetti della sua nuova città?
«Troppi turisti».
Coi suoi compagni come va?
«Siamo un bel gruppo. Qui se hai un problema c´è sempre chi ti aiuta».
Amici veri?
«Frequento molto Ujfalusi, perché parla tedesco. E poi Montolivo, anche lui parla la lingua, perché sua madre viene dalla Germania».
A proposito, lei quante lingue parla?
«Vediamo: serbo, naturalmente, tedesco, inglese e francese. Quattro lingue».
Scusi, ma ora stiamo parlando in italiano, quindi sono cinque.
«Vero, in effetti non me la cavo così male».
Fidanzate?
«Sì, si. Ce l´ho. Da non molto, ma ce l´ho».
E´ fiorentina?
«No, è serba e vive in Svizzera. Appena posso vado a trovarla, oppure viene lei».
A lei fa impressione essersi ritrovato così giovane a guadagnare tanti soldi e a vivere lontano da casa?
«Per la verità non tanto. Io vedo il lato positivo della storia. Pensate a Fabregas, che è andato all´Arsenal giovanissimo ed è cresciuto in mezzo a tanti giocatori forti. E poi sento la mia famiglia molto vicina e comunque io non sono uno che si monta la testa. A me basta un pallone, mi diverto così».
Kuzmanovic, che ne pensa del nuovo modulo di gioco?
«Anche in nazionale giochiamo con il 4-2-3-1, quindi mi trovo benissimo. Io con la Serbia sono uno dei due centrocampisti davanti alla difesa, quello che ha maggiore libertà offensive».
Però Prandelli, in allenamento, la sta provando anche sulla fascia.
«Ho giocato anche in quel ruolo. Io so adattarmi alle situazioni».
I suoi pregi?
«La tecnica e la corsa. Naturalmente so che devo ancora crescere molto».
Un difetto?
«Devo potenziarmi dal punto di vista muscolare».
Dicono tutti che lei ha una grande personalità.
«Forse perchè in campo non mi nascondo mai. E poi, se vedo che c´è la possibilità, io non mi vergogno a provare a fare gol, magari con un tiro da lontano».
Il calciatore a cui si ispira?
«Andrea Pirlo».
Di Vieri che dice?
«Ci ho giocato contro in Coppa, quando abbiamo incontrato il Monaco. Certo, pensare che adesso ci gioco insieme mi fa un po´ impressione. Lui è un campione».
Il suo progetto per la stagione che verrà?
«Allenarmi al massimo e sfruttare bene le occasioni che verranno. Perché quando sarà il momento io, come sempre, non mi nasconderò».