Citation (pascal13700 @ Feb 28 2006, 14:24)
Football: le dopage était "prémédité" à la Juventus, selon le procureur Guariniello
TURIN (AP) - Le procureur du procès en appel du médecin de la Juventus de Turin condamné à un an et dix mois de prison avec sursis pour fraude sportive, a déclaré mercredi que le dopage était prémédité au sein du club de Série A.
Le médecin Riccardo Agricola a été condamné en novembre 2004 pour avoir fourni en produits dopants les joueurs de la Juve entre 1994 et 1998.
"Ce n'était pas une administration occasionnelle, mais la création d'une vraie boutique de chimiste au service des athlètes", a déclaré le procureur général Raffaele Guariniello à l'agence de presse italienne ANSA.
Le procureur a requis une peine de trois ans et deux mois contre Agricola et souhaite que le président du club, Antonio Giraudo, qui avait été acquitté, soit condamné à une peine de deux ans.
Mercredi, le procès en appel a été ajourné au 14 décembre.
Entre 1994 et 1998, la Juventus a remporté trois championnats d'Italie, une Ligue des champions et une Coupe intercontinentale.Toujours aucun bianconero pour répondre à ça ??!!
L'EDITORIALE
GIUSTIZIA E VERITA'La sentenza con cui la terza sezione della Corte d'Appello di Torino ha assolto in secondo grado l'amministratore delegato, Antonio Giraudo e il medico del club, Riccardo Agricola, riabilita la Juventus, ripristina la verità, riafferma i princìpi della giurisprudenza. La riabilitazione bianconera coglie uno snodo fondamentale nello smantellamento dell'ipotesi di uso di Eritropoietina, la famigerata Epo: non c'era e non veniva somministrata, dunque alla Juve non veniva praticato doping, né sistematico, né occasionale. Sul piano morale e sportivo è questo il successo più vistoso da ascrivere alla difesa e il riconoscimento più ampio reso dai giudici agli imputati: insussistenza del fatto, inesistenza del reato. Era quanto, dalle colonne di questo giornale, senza ambiguità o reticenze, avevamo chiesto fin dal 27 novembre 2004, il giorno successivo al primo verdetto: «Siamo di fronte ad una sentenza - scrivemmo allora -, restiamo in attesa della verità. Il verdetto di assoluzione nei confronti di Antonio Giraudo costituisce un comprensibile motivo di soddisfazione per la Juventus, ma la condanna del dottor Riccardo Agricola costringe il club a puntare tutto sul processo d'appello. (...) E'vero, tecnicamente, con Giraudo è stato scagionato il club. Tuttavia di questo club il dottor Agricola era, è e, a quanto è stato detto, resterà il responsabile sanitario. Quindi se Giraudo nel processo incarnava la Juve, Agricola appartiene ad una struttura vitale all'interno della società. Per parte del club ottenere giustizia significa adesso incassare anche l'assoluzione del suo medico. In caso contrario sarà confermata la tesi di Guariniello». Stavolta la Juve non ha vinto, ma stravinto. Guariniello non è stato battuto, ma azzerato, l'impianto accusatorio disintegrato, della sua linea non è rimasto nulla. Il pubblico ministero non è il solo a uscire metaforicamente malconcio dall'esito del secondo processo. Lo schiaffo nei confronti del giudice monocratico è altrettanto sferzante: perla terza sezione della Corte d'Appello, non è applicabile al doping una legge - quella sulla frode sportiva - creata per altro scopo (calcioscommesse e affini), né si può parlare di doping in assenza di una lista di sostanze e senza indicazione dei metodi. Un autentico abbaglio giuridico, dunque, in attesa delle motivazioni (tempo novanta giorni) destinate a rendere ancora più buio il quadro per l'accusa. Sentenza inequivocabile perché pronunciata da una corte, quella presieduta da Gustavo Witzel, che ha fama di durezza e severità almeno quanto è considerata rigorosa, perfino rigida. Guariniello ricorrerà perCassazione con pochissime speranze, mentre Riccardo Agricola si avvia ad ottenere il proscioglimento anche davanti alla Disciplinare calcistica e l'archiviazione del fascicolo aperto dalla Federazione medici sportivi. Agricola è in credito di sette anni e due mesi con la Giustizia. Da ieri la Giustizia ha cominciato a risarcirlo con la verità.
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IL FATTO
Il processo di secondo grado si chiude con il successo della difesa Juve assolta su tutti i fronti Demolite le accuse di Epo e frode sportiva: Giraudo e Agricola sono innocenti L'avvocato Anna Chiusano: «Parafrasando Boskov, reato è quando la legge lo prevede. Il nostro blasone resta integro». Chiappero: «Di fronte a un giudice avrei vinto...». Trofino: «E'finita la gogna mediatica»
LUCA BORIONI
TORINO. Dopo cinque ore di camera di consiglio, quando alle 4 di sera suona il campanello della Corte, gli imputati Antonio Giraudo e Riccardo Agricola non sono ancora presenti nell'aula 50, quella del cosiddetto processo doping. Arriveranno dopo pochi minuti, neanche tanto trafelati. Un primo segnale di ostentata serenità rispetto alla sentenza che di lì a poco sarà pronunciata dal giudice di secondo grado Gustavo Witzel. L'altro segnale, significativo, coincide con l'ingresso in aula di Maria Elena e Michele, la moglie e il figlio di Giraudo. Vogliono essere presenti, forse intuiscono che il verdetto scagionerà l'amministratore delegato della Juventus. E il suo medico sociale, accompagnato dalla consorte Franca. Tutti ottimisti a dispetto di prevalenti previsioni pessimistiche. In precedenza, incrociando fuori dall'aula un tifoso arrabbiato («Fanno così perché non riescono a batterci sul campo»), Giraudo aveva espresso grande sicurezza: «Non ci battono neanche fuori, vedrà». Al momento giusto, quando il giudice sta già leggendo il dispositivo di assoluzione, arriva anche Luciano Moggi. Si fa strada tra le telecamere, si unisce agli abbracci. Solito tempismo. Lacrime di commozione diffuse e condivise. Passa in secondo piano l'unica nota storta, l'ammenda di duemila euro comminata a Giraudo per aver violato la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro, non avendo messo a punto correttamente il «documento di valutazione dei rischi» per i giocatori. Un piccolo dettaglio. Perché l'esito finale della lunga giornata trascorsa al tribunale che ospita anche il dibattimento sul delitto di Cogne è identico a quello che sta caratterizzando le vicende di campionato e Champions. Al fischio finale ecco le scene di entusiasmo dirompente, gli abbracci collettivi espressione di una gioia liberata, comprensibilmente rabbiosa. Questa vittoria conquistata in tribunale è del tutto paragonabile a un trionfo sportivo, a uno scudetto. Juve scagionata dalle insinuazioni, Juve ufficialmente riabilitata. Juve assolta da ogni accusa. Da quella relativa alla presunta somministrazione ai propri atleti di Epo, perché il fatto non sussiste, a quella riguardante la frode sportiva, perché la legge 401 dell'89, utilizzata spesso per le questioni di calcioscommesse, non può essere applicata in questo caso, cioè sull'utilizzo dei medicinali. Juve innocente. Merito delle tesi difensive che in mattinata erano state esposte brillantemente, dando subito l'impressione di poter smantellare le tesi accusatorie fin dalle fondamenta. Tanto che al procuratore Raffaele Guariniello non restava che assistere alla performance dei difensori senza ribattere alcune eccezione. Paolo Trofino, il primo a prendere la parola, affabulatorio e coinvolgente nella sua esposizione, aveva replicato alle prove logiche dell'accusa con prove storiche, sottolineando la continuità di successi della Juventus sotto la gestione della Triade, ben oltre gli anni presi in esame dall'accusa, quelli dal '94 a '98. E aveva portato gli esempi di Carrera, Conte, Di Livio e Ferrara, come casi evidenti di longevità sportiva in chiaro contrasto con i danni alla salute che la pratica del doping comporterebbe negli atleti a distanza di anni. Anna Chiusano aveva analizzato gli aspetti più tecnici del processo, riadattando provocatoriamente la chiosa dell'accusa: «Se è giusto assolvere Giraudo e Agricola, è ancora più giusto far calare il sipario su tutta la vicenda». Luigi Chiappero aveva fornito dati e riscontri sulle perizie per rileggere in chiave assolutoria l'esito di precedenti esami utilizzati dall'accusa, in particolare una perizia dell'ematologo Giovanni D'Onofrio sui valori sanguigni dei giocatori. E infine l'intervento di Cesare Zaccone, fondamentale per mettere l'accento sulla legge del 1989 che non può punire l'abuso di medicinali ma solo le scommesse clandestine. I pm invece avevano affermato che i giocatori juventini erano stati dopati attraverso l'uso improprio di medicinali e che il club bianconero andava condannato anche se all'epoca dei fatti contestati la nuova normativa sul doping non era ancora in vigore. Chiappero a fine udienza: «Siamo sotto la curva. Sapevo che di fronte a un giudice avrei vinto...». Trofino: «Sette anni di sofferenze, di gogna mediatica. Ma bastava analizzare serenamente i fatti». La Chiusano: «Parafrasando Boskov: reato c'è quando la legge lo prevede. Il blasone della Juve è integro. Sono felice anche per la memoria di mio padre (l'avvocato Vittorio ex presidente bianconero, ndr)». Zaccone prevede: «In Cassazione niente sorprese ».
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COSI' LA SENTENZA D'APPELLO
- FRODE SPORTIVA il fatto non è previsto dalla legge come reato
- USO DI EPO il fatto non sussiste
- SOMMINISTRAZIONE DI FARMACI il fatto non costituisce reato